Da Zenit del 30 marzo 2007:

Suore contro la schiavitù: missionarie tolgono le donne dalla strada.

Dal Corriere.it di oggi:

Scappa dal convento e si rifugia in un centro contro la violenza alle donne. È la storia di una suora trattata come schiava. Vittima di ricatti psicologici, si sottopone a visita ginecologica per far certificare la sua verginità. Angherie e vessazioni: cure mediche negate, mortificazioni e punizioni come “il bacio al pavimento”. Le accuse sono finite ora al centro di un’inchiesta della procura di Roma che ha iscritto la madre superiora nel registro degli indagati contestandole il reato di maltrattamenti.

Questi sono i Rockets. Roba del 1978.
Consoliamoci con la musica, va’, che è meglio.

La Chiesa dell’amore

March 13, 2008


Dal Corriere della Sera:

Athanase Seromba, un prete cattolico ruandese, è stato condannato all’ergastolo per aver commesso atti di genocidio e sterminio durante la mattanza che sconvolse il piccolo Paese africano nel 1994.
(…)
«Seromba – ha spiegato Silvana Arbia, l’italiana capo dei procuratori della corte, voluta dall’Onu all’indomani del genocidio durante il quale furono trucidati in cento giorni un milioni di tutsi e hutu moderati – non ha mostrato alcun segno di pentimento e non ha riconosciuto le sue responsabilità, evidenziate, invece, dai testimoni che hanno partecipato al processo».
(…)
Durante la caccia all’uomo del 1994, Padre Seromba aveva attirato all’interno della sua parrochia a Nyange, nella prefettura di Kibuye, almeno 1500 tutsi. Aveva assicurato a tutti che lì, al cospetto di Gesù e della Madonna, protettrice del Ruanda, sarebbero stati in salvo. Le bande armate hutu non avrebbero osato entrare nella cattedrale. Invece mentre i rifugiati pregavano, ha chiuso a chiave le porte della chiesa, e ha ordinato all’autista di un bulldozer di abbattere l’edificio mentre gli assassini sparavano e lanciavano granate dalle finestre. Fu un massacro soprattutto di donne, vecchi e bambini.

Dalla Lettera Enciclica “Deus Caritas Est” del Sommo Pontefice Benedetto XVI ai Vescovi, ai Presbiteri e ai Diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sull’amore cristiano:

Tutta l’attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale dell’uomo.

Amen.

Il silenzio è d’oro

March 11, 2008

Camillo Ruini alla trasmissione “Otto e Mezzo” di qualche settimana fa:

L’esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita, che abbiamo promosso da tanti anni, ha già mostrato che 85.000 aborti in Italia sono stati evitati perlopiù con modestissime somme; cioè non è, come si potrebbe pensare, che la donna che ha difficoltà economiche richieda chissà che cosa: credo che la cifra media che viene data sono settecento/ottocento euro.

Dal Corriere della Sera di oggi:

Lo scorso anno le diocesi cattoliche statunitensi hanno pagato un totale di 609 milioni di dollari di risarcimenti (400 milioni di euro) alle vittime degli abusi sessuali commessi da centinaia di religiosi su minori.

Non c’è dubbio: sarà che l’inflazione galoppa, ma per i preti inchiappettarsi i marmocchi è diventato un passatempo tutt’altro che economico.
Se non fosse che farli nascere costa una miseria, quasi non ne varrebbe la pena…

Play it again, Cop

February 14, 2008

Le coincidenze della vita, a volte, possono essere davvero sorprendenti.
Proprio ieri sera, tanto per fare un esempio, scherzavo con un amico e ricordavo la celebre battuta di Woody Allen in “Play It Again, Sam“:

«I got into a fight, some guys got tough with Julie. I had to teach them a lesson».
«Are you all right?»
«Yes, I am fine. I slapped my chin into a guy’s fist and hit one in the knee with my nose».

Che, tradotta in italiano, suona più o meno così:

«Sono stato coinvolto in una rissa, dei tipi ci sono andati pesanti con Julie. Mi è toccato dare loro una lezione».
«Stai bene?»
«Sì, sto benone. Ho schiaffato il mio mento sotto il pugno di uno, e ho colpito un altro sul ginocchio col naso».

Poi stamattina (ditemelo voi, se questa non è una coincidenza veramente singolare) apro il Corriere, e leggo che tra i reperti raccolti dopo la morte di Federico Aldrovandi ci sono due manganelli spezzati all’altezza dell’impugnatura, come se i proprietari di quei manganelli gliene avessere date tante da spaccarglieli addosso; e che la difesa (una difesa fantasiosa, questo va riconosciuto) propone una versione dell’accaduto che evoca in modo agghiacciante quella battuta:

«Un manganello si era rotto a causa di un calcio dell’Aldrovandi, l’altro perché ci era caduto sopra».

Come vi dicevo, amici miei, a volte le coincidenze della vita possono essere davvero sorprendenti: a volte strappano una risata, altre inducono a riflettere, altre ancora fanno incazzare.
Questa è una di quelle che fa incazzare, e di brutto.
Saluti.

Tramonto naturale

February 12, 2008

Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi:

«Viva la moratoria! Viva la libertà di vivere! Viva la laicità e il pensiero femminile della differenza! Viva l’educazione civile delle generazioni che arrivano e la buona medicina della cura che si batte contro la selezione eugenetica! Vivano i neonati “senza autorizzazione” e i non nati! Vivano le bambine e le missing women estromesse brutalmente dal mondo!»

Alla luce di alcune recenti notizie, debbo dire, non ci starebbe male anche un “vivano i giovani fermati nottetempo dalla polizia“: sta di fatto, però che Federico Aldrovandi aveva diciotto anni, quando ci rimise la pelle durante un fermo delle forze dell’ordine di Ferrara, e a quell’epoca aveva smesso di essere un embrione, e per la verità anche un feto, già da un bel po’ di tempo.
Dev’essere per questo, credo, che i paladini della vita, quelli che si stracciano le vesti per la difesa dei non nati, continuano a fregarsene allegramente di quanto accadde quella notte: a Federico, del resto, i diritti di concepito erano già stati assicurati a suo tempo.
Quanto alla sua morte, nel caso peggiore lo avranno ammazzato di botte, magari a mani nude, o al massimo a colpi di manganello.
Una fine più naturale di così…

Il 24 marzo 1976 i militari argentini, guidati dal generale Jorge Rafael Videla, si ribellano a Isabelita Perón e prendono il potere con un colpo di stato: il 29 marzo Videla si nomina presidente a vita e assume il comando della Junta militare, formata dal generale Leopoldo Galtieri, dall’ammiraglio Emilio Eduardo Massera e dal generale Orlando Ramón Agosti.
Inizia la Guerra Sucia, un programma di repressione dei dissidenti caratterizzato da torture, omicidi politici e sparizioni che negli anni fra il 1976 e il 1983 produce circa 2.300 morti e 30.000 desaparecidos.
Le persecuzioni avvengono sotto lo sguardo indifferente della Santa Sede, allora rappresentata dal Nunzio Apostolico Pio Laghi, amico intimo di alcuni generali della Junta e accusato da molti sopravvissuti di aver giustificato le violenze poste in essere dal regime: lo stesso Pio Laghi, gioverà sottolinearlo, difeso a spada tratta da Madre Teresa di Calcutta, e dopo quell’incarico promosso da Giovanni Paolo II prima pro-prefetto della Congregazione dei Seminari e degli Istituti di Studi, e successivamente Cardinale patrono del Sovrano Ordine di Malta .
Bel quadretto, non c’è che dire: ma mi sono lasciato prendere la mano, perché in realtà volevo andare a parare altrove. Riprendiamo il filo.
Dicevamo della Guerra Sucia: ebbene, uno dei protagonisti della repressione è Christian Federico Von Wernich, cappellano cattolico della polizia di Buenos Aires, condannato all’ergastolo il 9 ottobre 2007 per aver preso parte a 7 omicidi, 42 privazioni illegali della libertà e 32 casi di tortura. Von Wernich partecipa direttamente agli interrogatori violenti dei dissidenti e alle uccisioni, invitando i prigionieri a confessare e intimando ai sopravvissuti di non rivelare nulla di ciò che hanno visto in quelle carceri.
E così arriviamo ai protagonisti della nostra storia: Hector Baratti e sua moglie Elena de la Cuadra, tuttora desaparecidos, vengono arrestati quando la donna è incinta di sei mesi; lui, il Cappellano Christian Von Wernich, fa parte della squadraccia che tiene sequestrati i due e li sottopone alle torture. Di Hector si perdono subito le tracce, mentre Elena viene tenuta in vita fino al giorno in cui viene alla luce sua figlia Ana: cinque giorni dopo il parto viene uccisa.
Di Ana non si hanno più notizie, ma è certo che, come decine di altri bambini, sia nata e sia stata affidata in adozione a qualche compare degli aguzzini.
Non sia mai che un bimbo sia ucciso nel grembo della madre: si chiama tutela della vita, o sbaglio?
E poi non mi si venga a dire che questa gente non è coerente con quello che predica…

Per le molestie familiari, le stragi e lo stupro di gruppo si rimanda a successive installazioni.

Until the very end of you

December 27, 2007

Making Flash movies has never been this easy!

Troppo facile, once again

December 12, 2007



Che poi, tra parentesi…

December 10, 2007

…si percepisce come un vago senso di delusione. O sono io che penso sempre male?