Da Avvenire di oggi:

Scienza e Vita auspica che “Eluana possa continuare ad essere accudita amorevolmente dalle suore che da anni le garantiscono l’alimentazione e l’idratazione”.

Regalare alle suorine una barbie no, eh?

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Converrete con me che più si aggiungono pezzi, più il mosaico diventa inquietante…

I giudici italiani discriminano espressamente una categoria di malati: quelli incurabili che mancano di “coscienza e percezione del mondo esterno”. D’ora in poi, verso questi malati, la domanda non sarà più: come curarli e assisterli al meglio? Ma piuttosto: quando e come ucciderli? (Comitato Verità e Vita)

Vulgate

July 30, 2008

La vulgata numero uno è che i radicali vogliano morti stecchiti tutti i disabili; per questo, dicono alcuni, si battono per l’eutanasia, per l’aborto, per la diagnosi prenatale: allo scopo di creare un mondo orwelliano in cui non vi sia più posto per i malati, e nel quale solo gli esemplari sani, belli e forti abbiano qualche possibilità di sopravvivenza.
L’altra vulgata è che a prodigarsi in difesa dei deboli sia un nutrito gruppo di scalmanati, capitanati da un tizio vestito di bianco, che si oppone con instancabile tenacia alla galoppante deriva eugenetica e difende a spada tratta la dignità di ogni vita, sia essa perfettamente sana o malata all’ultimo stadio.
Poi capita che uno legga un paio di giornali, e allora viene fuori che i sanguinari persecutori dei derelitti sono i soli a farsi in quattro affinché lo Stato rimborsi ai disabili le macchine che consentirebbero loro di comunicare con gli altri; e che nessuno, men che meno i sedicenti difensori della vita col crocifisso in mano, si degni di dar loro una mano.
E salta anche fuori che l’organizzazione sotto la cui egida gli zelanti paladini della dignità umana si riconoscono, comunente denominata “Chiesa Cattolica”, se ne strafotte allegramente del fatto che nella città in cui verrà esposta la Sacra Sindone (recante, com’è noto, la fotocopia al negativo del Redentore in persona, mica cazzi) un mucchio di chiese siano inaccessibili ai disabili a causa di insidiose barriere architettoniche; il tutto, si badi, nonostante il fatto che qualche lavoretto di ristrutturazione potrebbe agevolmente essere finanziato dal miliardo e passa di euro che l’organizzazione stessa incamera ogni anno quale grazioso omaggio dello Stato che la ospita.
Allora, sapete com’è, uno si ritrova a chiedersi, non senza un crescente senso di angoscia, chi siano quelli che difendono davvero i malati e i disabili, e chi siano quelli che invece se ne sbattono il cazzo della loro dignità; e magari va a finire che una breve riflessione induca a ritenere le vulgate enunciate in premessa tutto sommato corrette, se si eccettua la trascurabile circostanza che i loro protagonisti andrebbero diametralmente invertiti.
Contorti sofismi da laicista, direbbero alcuni.
Che volete, saranno le cattive letture…

Anche oggi ho poca voglia di scrivere, e come se non bastasse a studio non ho una cam degna di questo nome.
Dovrete accontentarvi della voce, ammesso (e per niente concesso) che abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo.
Saluti.

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Non so se sia ragionevole aspettarsi di tutto dalle sentenze dei tribunali, come dice Don Chino: quello che è certo è che da quelle degli integralisti mi aspetto di tutto già da un po’…

«Di questo passo aspettiamoci di tutto, nei prossimi anni. Qualche tribunale sentenzierà che i menomati, i malformati dei ricoveri non dovranno più vivere, perché sono un peso ai parenti e un onere economico alla società». (Don Chino Pezzoli, Fondazione Promozione e Solidarietà Umana, Libero, 22 luglio 2008)

Foto scattata dalla mia automobile, ore 09:45, Roma, Piazza Venezia.
Stante la scarsa chiarezza dell’immagine (mettetevi nei miei panni, si trattava di guidare e tenere l’inquadratura col telefonino, avendo il parabrezza nel mezzo) preciso che i due adesivi recavano le scritte “La preghiera è luce” e “La bestemmia è tenebra“.
Nient’altro, se non domandarmi cosa sarebbe successo se per scattare la foto avessi tamponato il santo che guidava il camion.

La tortura infinita

June 20, 2008

Riassunto delle puntate precedenti.
Davide Marasco nasce a Foggia il 28 aprile 2008 ed è affetto dalla Sindrome di Potter: niente reni, piedi torti, niente ureteri e vescica, malformazioni al viso, malformazioni intestinali e anorettali, problemi cardiaci; inoltre, poiché gli è mancato l’ossigeno durante il parto, Davide ha probabilmente riportato anche gravi danni cerebrali. Davide non ha alcuna possibilità di sopravvivenza, ma il Tribunale dei Minori di Bari decide ugualmente di sospendere la potestà dei suoi genitori, nominando tutore il primario del reparto di terapia intensiva degli Ospedali Riuniti.
Dopo un mesetto, e dopo aver fatto un bel po’ di casino, i genitori di Davide ottengono che il Tribunale restituisca loro la potestà sul figlio; il provvedimento, tuttavia, è una specie di scatola vuota, giacché il diritto di decidere viene loro riassegnato a patto che accettino le terapie proposte dai medici senza fiatare, con la minaccia che in caso contrario tale diritto verrà nuovamente sospeso.

Gli ultimi sviluppi

Lunedì scorso le condizioni di Davide si aggravano: il bimbo ha una crisi cardiorespiratoria e viene intubato senza chiedere ai genitori alcun parere; il che, tra parentesi, la dice lunga sullo spirito con cui il diritto di decidere sulla sorte del figlio era stato loro riassegnato.
Ora il bimbo è sottoposto a dialisi e intubato.
La tortura, signori, prosegue.
Gli amanti del genere saranno contenti.

Su Avvenire di oggi Andrea Natali, ginecologo alla Macedonio Melloni di Milano, commenta così l’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni sulla prescrizione della pillola del giorno dopo a chi se l’è vista rifiutare dal servizio pubblico:

Non basta una prescrizione fatta al bar o in un ambulatorio se non si sa chi si ha davanti: non è rispettoso per la persona.

Suggerirei sommessamente al Dottor Natali di fare mente locale sui tanti medici di pronto soccorso che si rifiutano non soltanto di prescrivere la contraccezione d’emergenza, ma perfino di incontrare le donne che la richiedono, affidando all’infermiere di turno, o peggio a un cartello vergato a mano e appeso alla bell’e meglio da qualche parte, l’incombenza di comunicare la propria indisponibilità a chi chiede il loro aiuto.
Dopo questa riflessione, chissà, potremmo anche prendere in considerazione l’idea di discutere su ciò che è rispettoso per la persona e ciò che non lo è.
Saluti.


Io sono molto più preoccupato di vivere nella stessa città in cui avvengono dei “blitz”, per giunta “alle prime luci dell’alba”.
Ma insomma, è una questione di punti di vista, no?

Alcuni dei commenti che ricevo su questo blog (rigorosamente anonimi, ci mancherebbe altro) sono dei veri e propri piccoli capolavori.
Prendete, ad esempio, ciò che mi scrive questo simpatico amico:

GLI OMOSESSUALI NON POSSONO FORMARE UNA FAMIGLIA PERCHE’ NON ESISTE CHE UN BAMBINO O UNA BAMBINA VENGA EDUCATA DA DUE UOMINI E’ ASSURDO COME GLI INSEGNANTI NELLE SCUOLE……..SONO CONTRO LE COPPIE GAY E RIMANGO DELL’AVVISO CHE SE PROPIO VOGLIONO SPOSARSI CHE LO VADANO A FARE IN SPAGNA O SE VOGLIONO IL GAY-PRIDE (SCANDALOSO CHE VOGLIANO UN CONTRIBUTO DALLO STATO MA DOVE SI E’ MAI VISTO ? FORSE NEL PRECEDENTE GOVERNO?) CHE VADANO IN BRASILE. VIVA LA FAMIGLIA.

Preliminarmente, si notino il carattere stampatello (sagace espediente per conferire a quanto si afferma maggiore autorevolezza), la quasi totale assenza di punteggiatura (stream of consciousness, gente, mica si pettinano le bambole da quelle parti), il generoso utilizzo dei puntini di sospensione (stile “Cioè”, roba da ggiovani).
In seconda battuta, evidentemente, si tratterebbe di entrare nel merito; operazione che quest’oggi, amici miei, preferisco lasciare a voi: conciatelo per benino, l’anonimo starnazzante, utilizzando lo spazio dei commenti a questo post.
L’unica cosa che vi chiedo, per ovvi motivi, è di evitare gli insulti gratuiti: per il resto, questa è a tutti gli effetti una pubblica gogna.
Il nostro amico se la merita tutta.