Un post sprecato

May 14, 2007

Piero Fassino sul Family Day:

«Da San Giovanni arriva una domanda di maggiore attenzione alla famiglia e ciò non è in contrasto con il garantire diritti ai conviventi, sia eterosessuali che omosessuali».

Ora, Onorevole Fassino, io sono disponibile a prendere in considerazione l’opinione di chiunque, tanto da prendermi la briga di scrivere quattro righe perfino su chi va dicendo che l’omosessualità è una devianza, che i gay andrebbero garrotati, che le unioni di fatto riflettono smanie effimere e capricciose; mi rifiuto, tuttavia, di considerare un interlocutore accettabile chi, come Lei, si ostina a offendere con ogni mezzo possibile la mia intelligenza.
Sappia, Onorevole Fassino, che la supponente disinvoltura con cui Ella ciurla nel manico non meriterebbe neanche tre righe di commento messe in croce.
Ed è davvero mortificante, mi creda, il fatto che per comunicarglielo sia indispensabile sprecare un post.

Scudi naturali

May 13, 2007

Roberto Calderoli commenta il successo del Family Day:

«Ieri Adamo ed Eva hanno battuto Adamo e Giuseppe con un netto e indiscutibile 6-0. Fassino e il Palazzo hanno un bel dire sul dover rispettare le due piazze di ieri, ma non hanno capito che di piazza ieri pomeriggio c’è ne è stata una sola, perché per fortuna i normali sono la stragrande maggioranza nel Paese mentre i diversi un’esigua minoranza. Una minoranza sostenuta solo da un governo fuori dal tempo, forse l’unico a coprire la scandalosità del loro gay pride. Un Governo che ieri ha subito un pesante cappotto. W la famiglia abbasso i culattoni».

Davanti al palco di San Giovanni, mi dicono, c’era una fila di bambini da fare impressione.
Avete presenti gli scudi umani?

Family play

May 13, 2007

Ieri un tizio è arrivato su questo blog cercando su Google la frase “video di sorelle che si spogliano“.
D’altra parte, era pur sempre la giornata delle famiglie…

Fanatici

May 12, 2007

Alzi la mano chi crede davvero che si possa immaginare di abbozzare un morso di dibattito con uno che è capace di alzare un vessillo del genere(*).

(*) Mi corre l’obbligo di precisare che l’amara constatazione non dipende dal soggetto cui gli integralisti ritratti nella foto dichiarano di appartenere: sottolineo che avrei svolto la stessa considerazione se al posto di Benedetto XVI avessero scritto Lenin, John Lennon o Tex Willer. Quello che conta, evidentemente, è il principio.

Normalità fascista

May 12, 2007

Antonella Ruggiero motiva così la sua decisione di non esibirsi durante il Family Day:

«La tensione che si è creata nelle ultime ore mi fa temere che si possa giungere a forme degenerative. Non mi sento più di garantire la mia presenza ad una manifestazione che è chiaramente schierata contro i miei principi di tolleranza, libertà e tutela dei diritti civili».

Immediata la replica del Forum delle Famiglie:

«Le motivazioni sociali e culturali della nostra iniziativa erano chiare da mesi. Ma davvero questo non deve essere ancora un Paese normale, se un artista si rifiuta di cantare per milioni di suoi concittadini che cercano solo il bene comune».

In un paese “normale”, quindi, la Ruggiero non avrebbe potuto rifiutarsi di cantare: il che equivale a dire, rovesciando l’affermazione, che in un paese “normale” sarebbe stato legittimo costringerla, in nome di un preteso “bene comune”.
Tuttavia, niente paura: lo stesso Forum delle Famiglie precisa che questo paese normale non lo è “ancora”, lasciando implicitamente intendere che lo sarà presto.

Con l’aria che tira, come non essere tristemente d’accordo?

Dal sito di Luca Volontè:

«Dunque, come diceva la risoluzione parlamentare europea, c’è una ragione chiara per evitare le radici giudaico-cristiane: l’omofobia di alcune religioni. Accusa falsa e irreale, basata sul semplice fatto che la difesa dell’umana natura e della ragione è volutamente scambiata come razzismo. Non si è mai visto, nemmeno in un lager dove scoppia una epidemia che i malati trattino i sani come reietti appestati».

Giusto: appare senz’altro più logico che siano i soggetti sani (gli eterosessuali) a trattare come reietti appestati quelli malati (gli omosessuali): magari confinandoli, per l’appunto, in quel lager.

E che nessuno si permetta di parlare di razzismo, mi raccomando…

Scorrimento clericale

May 10, 2007

Siccome sono fondamentalmente un masochista, di tanto in tanto vado a controllare se ci sono novità sul sito di Militia Christi: quando mi accorgo che è stato inserito un nuovo comunicato mi frego le mani, faccio schioccare la lingua, mi accendo una Lucky Strike e mi preparo a godermi la lettura.
Oggi, però, non ho manco messo in bocca la sigaretta che mi viene da mormorare tra me e me: embè? Che è ‘sta compostezza?

Sono deluso, non c’è che dire. Mentre sposto lo sguardo a destra e a sinistra per cercare un posacenere, giro distrattamente la rotellina del mouse verso il basso: quando gli occhi mi cascano di nuovo sul monitor, come per incanto appare la parte inferiore del comunicato:


Ah, ecco. Mi pareva.

Assurdità condivise

May 10, 2007

Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non è affatto una prova che non sia completamente assurda. (Bertrand Russell)

Dal Giornale:

«Come al solito, chi cerca di evitare lo scontro, chi cerca il dialogo, chi cerca di dire che la politica non c’entra, chi cerca di salvare almeno la faccia ai cattolici della maggioranza è da ricercarsi tra il clero».

Divieto flessibile

May 9, 2007

Antonello Soro, coordinatore nazionale della Margherita, sul Mattino:

«A Firenze non è mica vietato l’accesso agli omosessuali. Non sono stati invitati al convegno perché si parla di famiglie e i gay non lo sono».

Lo confesso: per qualche istante ho avuto la tentazione di domandarmi perché per i single, i preti e le associazioni non sia stato posto alcun divieto, anche se nemmeno loro, evidentemente, sono famiglie. Poi mi sono ricordato che loro, perlomeno, non sono froci.

Che scemo sono, certe volte…

Diritti e capricci

May 7, 2007

Eugenia Roccella su Avvenire:

«Non mi sono mai imbattuta nell’arroganza moralista di chi crede di rappresentare la famiglia ideale, piuttosto ho trovato una grande consapevolezza di vivere un momento critico, in cui le donne non sono più libere di scegliere di avere figli (basta vedere il divario tra il desiderio di maternità e la sua concreta realizzazione), in cui i giovani faticano a crearsi una famiglia propria, in cui si consuma il presente e si ha difficoltà a progettare il futuro. Ho incontrato famiglie numerose che non capiscono perché la loro capacità contributiva viene equiparata a quella di un single, mamme che vorrebbero il secondo o il terzo figlio ma non se lo possono permettere, come se fosse un lusso irraggiungibile».

Più che giusto.
Sarebbe però il caso che l’ineffabile Eugenia mi chiarisse un dubbio: come mai ella ritiene doveroso prodigarsi in favore delle aspiranti genitrici nel caso in cui all’agognata maternità si frappongano ostacoli di tipo economico, mentre tanta solerte attenzione viene improvvisamente meno allorché la procreazione sia loro preclusa per cause di ordine patologico?
Perché, in altre parole, oggi ci si batte affinché il (legittimo) desiderio del secondo figlio da parte di una donna sana venga considerato un diritto e non un lusso, mentre ai tempi del referendum sulla legge 40 l’aspirazione alla maternità di una donna con problemi di fertilità veniva bollato, dal fronte astensionista di cui la Roccella era un’insigne esponente, come un trascurabile capriccio?
Vi sono, evidentemente, donne di serie A e donne di serie B: le prime, svantaggiate dal Prodotto Interno Lordo, meritano un aiuto concreto: le seconde, penalizzate da Madre Natura, meritano al massimo un’astensione.

Alla faccia della sensibilità per i momenti critici.