Esemplificazioni dell’adagio "disse la vacca al mulo, oggi ti puzza il culo" /8

February 1, 2008

Giovanni Paolo II si intrattiene piacevolmente con Augusto Pinochet
La Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) esorta i fedeli a non votare per Zapatero, colpevole di aver intrapreso un percorso di dialogo con L’ETA:

«Non tutti i programmi sono compatibili con la fede e le esigenze della vita cristiana».

Nella foto sopra, un esempio di programma compatibile.

10 Responses to “Esemplificazioni dell’adagio "disse la vacca al mulo, oggi ti puzza il culo" /8”

  1. Anonymous said

    [testo standard]
    Se mi posso permettere un consiglio non richiesto, quando si posta un’immagine sarebbe utile avere una accortezza:
    Nel momento di caricarla, quando appare l’anteprima, sotto compare un piccolo box titolato “Testo alternativo:” seguito dall’immaginetta dell’Handicap. Sarebbe buona norma inserire una descrizione dell’oggetto il più dettagliata possibile. Serve per i lettori ottici ovvero per i differentemente dotati ovvero per chi ha gravi problemi di vista. Questo anche se il post descrive al suo interno l’immagine perché altrimenti il lettore ottico non ha nessun riferimento per segnalare l’oggetto che trova. In realtà si dovrebbe usare lo stesso sistema per ogni supporto mediale.
    Nel Diario della sera inviteremo un po’ tutti a seguire questa piccola norma di civiltà.
    Mario DG

  2. Metilparaben said

    Il consiglio non era richiesto, ma risulta graditissimo. 🙂 Ho provato a inserire il testo alternativo nel codice, ti spiacerebbe controllare se ora è tutto ok?
    Terrò presente la vicenda per il futuro.
    Grazie.

  3. sam said

    ottima questa

  4. Skavo said

    bhe.. ovvio… quando lo fanno loro è tutto ok! e poi Pinochet non era un terrorista. Loro no trattano con i pesci piccoli. Loro vanna dai dittatori, dai pesci grossi. Un terrorista quante vittime fa? 100? troppo poche. Meglio un dittatore che ne fa anche una milionata se gli girano! e poi i dittatori sono più affini a loro. Il dittatore impone le proprie idee, toglie la democrazia e proibisce ciò che gli è contrario. La Chiesa, anche se in altri modi (per fortuna) non fa loo stesso?

  5. IL LIBERTARIO said

    NO NO,Le vittime le fa anche in questo dei mondi, altro che cazzi !

  6. medita partenze said

    alla faccia della verità assoluta… organizzazione più relativista è difficile trovarla!

  7. Anonymous said

    se il papa andava da pinoche vuol dire che aveva delle cause giuste da perseguire
    forse si ottiene piu’ dal dialogo che dal chiudersi non credi?

  8. Metilparaben said

    E, di grazia, quali erano queste cause giuste da perseguire? Così, tanto per sapere…

  9. aleg said

    Caro anonimo (e firmati! ma che ti costa?), non so il motivo preciso per cui il papa frequentava certi tipini (chi si piglia si somiglia? chissà…), pero’ è interessante leggere che in Cile è in vigore “…..la proibizione all’aborto terapeutico decisa dall’ex dittatore Augusto Pinochet nel 1989…”
    Interessante, no?

    http://www.cuoreimmacolato.it/news.asp?id=995&sid=745682

  10. Anonymous said

    Bè Allende era peggio. leggi qua.

    Il nostro Salvador? Il sogno eugenetico di Allende

    Allende si laureò in Medicina con una tesi razzista, ammiccando a eugentica ed eutanasia. Da ministro della Salute, nel 1939 cercò di trasformare tutto in legge dello Stato. Fallì. Ci è riuscita però Michelle Bachelet nel 2000, che oggi è presidente del Cile. Mercoledì l’Italia la laurea honoris causa in Medicina. Per meriti democratici. Un libro denuncia il caso di un delirio identico a quello del Terzo Reich

    di Marco Respinti

    Salvador Allende? Fu razzista e antisemita, era convinto che gli alienati andassero sterilizzati, i criminali si portassero dietro tare genetiche e i rivoluzionari fossero degli psicopatici da trattare come malati di mente. E voleva penalizzare per legge la trasmissione delle malattie veneree.
    No, non è una pièce di ucronia, ma l’esito delle ricerche di Víctor Farías, classe 1940, filosofo e germanista dell’Universidad Andrés Bello di Santiago del Cile, per 30 anni ricercatore all’Università Libera di Berlino, a suo tempo allievo di Martin Heidegger. Farías compendia tutto in Salvador Allende la fine di un mito. Il socialismo tra ossessione totalitaria e corruzione. Nuove rivelazioni (Medusa, Milano, pp. 208, E 19,50), un libro che è un prodotto originale per il mercato italiano, che riproduce anche documenti rinvenuti nell’archivio politico del ministero degli Affari Esteri di Germania e che corona sforzi iniziati con lavori importanti quali La izquierda chilena, 1969-1973, del 2001, Los nazis en Chile, del 2003, Antisemitismo y Eutanasia del 2005 e Salvador Allende: el fin de un mito, del 2006.

    Scontate le reazioni sgangherate della Sinistra, così come i tentativi goffi per zittirlo, primi fra tutti quelli della Fundaciòn Salvador Allende, che però hanno semplicemente ottenuto il risultato di rafforzare le accuse circostanziate mosse da Farìas. Il quale non è del resto nuovo alle controversie: la prima, famosa, fu quella scatenata dal suo libro, Heidegger y el Nazismo, del 1987, in cui lo studioso cileno sostiene l’intrinsecità della visione del mondo nazionalsocialista al pensiero del filosofo tedesco.

    Un presidente chirurgo
    Tutto ha inizio nel 1972. Il famoso “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal chiede ad Allende, allora presidente del Cile (lo era dal 1970, lo sarà fino al golpe militare del 1973), la consegna di Walther Rauff, da tempo riparato nel Paese andino ma prima colonnello dell’Ufficio centrale per la sicurezza del Terzo Reich, un organismo creato da Heinrich Himmler per raggruppare Gestapo, servizi di sicurezza delle SS e Reichskriminalpolizei. Un personaggio responsabile della morte – si stima – di 100mila persone, il quale fra l’altro preparò anche un commando delle SS per sterminare gli ebrei di Palestina in combutta con Haj Amin al-Husseini, il famigerato gran muftì di Gerusalemme che a Berlino aveva aperto un “ufficio razza”. Per consegnare Rauff ad Allende basta l’articolo 17 della legge 6026 del 1937, che permette al capo dello Stato di espellere su due piedi, per ragioni di sicurezza interna, qualunque straniero indesiderabile senza informare né consultare la magistratura. Allende sceglie invece di tenersi Rauff. Wiesenthal è sconcertato, il mondo volta pagina, ma Farías non digerisce.

    Comincia a documentarsi. E s’imbatte nella tesi di laurea discussa da Allende per ottenere il titolo di medico chirurgo alla facoltà di Medicina dell’Università del Cile nel 1933, Higiene Mental y Delinquencia.
    Qui il futuro presidente tratta disinvoltamente di legami strutturali fra demenza e criminalità, loda l’antropologia positivista di Cesare Lombroso (che è un importante anello della triste catena che dal darwinismo porta al razzismo) e la scienza di Nicola Pende (primo rettore dell’Università di Bari, ribattezzata Università Adriatica da Benito Mussolini, e fiero propugnatore del Manifesto degli scienziati razzisti), stigmatizza gli omosessuali come malati mentali da operare opportunamente (con tanto di false attribuzioni di operazioni siffatte a un certo numero di medici) e pensa che sia bene mettere un freno a tutto con una nuova versione della Rupe Tarpea, l’eugenetica e l’eutanasia. La tesi è peraltro tutta su Internet (www.salvador-allende.cl/Documentos/1939-49/MemoriaSAG.pdf), lì messa dalla Fondazione Allende nell’intento di screditare Farías. Era il 1933, lo stesso anno in cui, il 14 luglio (data infausta…), il Reich varò la legge eugenetica sulla sterilizzazione degli anormali.

    Il bel mondo socialista
    Leggerezze giovanili? A parte il fatto che altri, per molto meno, sono finiti sulla graticola, gli è che quell’Allende marxista e massone che fu un «collaboratore, regolarmente remunerato, del KGB» (Farías) fu pure un fervido ammiratore della Germania hitleriana. Lui e l’intero Partito Socialista cileno, così come intrisa di razzismo è l’intera via latinoamericana al collettivismo: José Carlos Mariátegui, «l’ideologo marxista più importante del continente», non voleva «cinesi» e «negri» nel PC peruviano; l’attuale presidente della Bolivia Evo Morales discetta di “sangue e suolo” con linguaggio paranazista; il Nicaragua sandinista ebbe e la Cuba castrista ha regimi ai cui vertici la rappresentanza d’indios e neri è sempre stata minima; Carlos Altamirano (il segretario generale del PS che con Allende ricevette la richiesta di Wiesenthal e che con Allende si tenne il criminale Rauff) è stato autore di un durissimo scritto antisemita; e il poeta cileno Pablo Neruda ebbe occasione di rimproverare il presidente Gabriel Gonzáles Videla, radicale, perché aveva sposato una ebrea, plaudì allo Stalin persecutore dei medici ebrei e disprezzò i poeti di colore (così David Schidlowsky in La furias y las penas. Una biografia de Pablo Neruda, Wissenschaflitcher Verlag, Berlino 2003).

    Siccome nessuno è perfetto, bisogna però ricordare anche gli svarioni di Farías, che sbaglia quando definisce il pensatore cattolico conservatore colombiano Nicolás Gómez Dávila «fascistoide» (basta leggerlo), che indugia in un errato luogo comune definendolo «Nietzsche delle Ande» («Nietzsche è un Saulo che la follia rapisce sulla via di Damasco», scrive il colombiano) e che prende una cantonata grossa così quando lo accomuna a certo antisemitismo iberoamericano solo perché Gabriel García Márquez ha detto: «Se non fossi di sinistra, la penserei esattamente come lui». Dávila diceva infatti che un cattolico (quale lui era) non può mai essere antisemita perché all’ebraismo si deve il concetto di persona, perno della cultura giudeo-cristiana.

    Pesca, U-Boot e tangenti
    Ora, Allende tifò Hitler per tempo. Dal 1939 fece parte del governo del Fronte Popolare guidato da Marmaduke Grove Vallejo (che nel 1933 aveva fondato il PS cileno e che guiderà il Paese fino al 1942): ovvio, come ministro della Salute, vista la sua laurea. Ebbene quel governo cercò di «affidare la totalità delle importazioni dello Stato cileno e le imprese da esso controllate alla Germania nazista», scrive Farías. Insomma l’intera l’economia del Paese. E pure i diritti di pesca e altre attività (corsivo di Farías) dell’isola d’Ipún, che sta nelle stesse acque in cui nel 1941 incrociavano sottomarini tedeschi. Il tutto in cambio di un credito per comperare da Berlino prodotti industriali e militari, e un po’ di tangenti per ministri e capo di governo.

    Ma il capolavoro di Allende ministro della Salute fu la proposta di legge per sterilizzare gli affetti da schizofrenia, psicosi maniaco-depressive, epilessia essenziale, corea di Huntington, idiozia, imbecillità, debolezza mentale profonda, follia morale costituzionale e alcolismo cronico, una legge da aggiungere a quelle sul trattamento obbligatorio delle tossicomanie e delle malattie sessuali. Per Allende è «il tripode legislativo di difesa della razza». La legge non passò. Va detto grazie agli specialisti che vi si opposero.
    Acqua passata, dunque? Magari. Il fatto è che Allende è morto (suicida o giustiziato, come scrive Farías, dal Gap, la guardia personale del presidente gestita dai cubani di Castro, allorché l’11 settembre 1973 palesò di volersi arrendere ai militari che assediavano il Palacio de La Moneda), ma l’allendismo no, e nemmeno l’eugenismo che da sempre ne anima lo spirito.

    Esiste infatti oggi un decreto di legge, il n.2326 del ministero della Salute, che ha attuato il sogno di Allende by-passando il Congresso. Contiene «direttive per il servizio sanitario di sterilizzazione femminile e maschile», e prevede interventi sia «su richiesta della persona sollecitante» sia «su prescrizione medica o su sollecito di terzi». Porta la data dell’anno 2000 e la firma dell’allora ministro della Salute Verónica Michelle Bachelet Jeria, dal marzo 2006 presidente della repubblica cilena, militante di quel partito socialista che fu degli antisemiti e filonazisti Grove, Altamirano e Allende. Il 17 ottobre riceverà una laurea ad honorem dall’Università degli Studi di Siena, facoltà di Medicina e Chirurgia. Per «l’impegno politico in difesa della democrazia e dei diritti umani, per il contributo allo sviluppo della medicina sociale e della salute pubblica». Sic!

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