Premio giornalistico "Un uomo, un perché". Capitolo 8): Francesco D’Agostino

November 16, 2007

La scorsa puntata del nostro concorso, dedicata ad Assuntina Morresi, è stata caratterizzata da un discreto equilibrio nella fase iniziale, per poi concludersi con una vittoria piuttosto netta; alla fine si è imposta (non senza merito, debbo ammetterlo) la frase che segue:

«Bisogna cominciare a rendersi conto che forse Welby non sarebbe arrivato a chiedere di morire se avesse accettato di farsi sostenere non solo nella respirazione».

Tanto premesso, eccoci alla stretta finale: quella di oggi, infatti, è l’ultima puntata della fase eliminatoria. Vista la solennità del momento, non potevo esimermi dallo scegliere un protagonista di alto profilo istituzionale: sto parlando del Prof. Francesco D’Agostino, ex Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica e prestigioso editorialista di Avvenire.
Sperando di mettervi di nuovo in difficoltà al momento di scegliere la sua esternazione migliore, vi rivolgo il solito invito: votate, votate, votate.
E ricordate: dopo questa tappa passeremo alla scintillante finalissima.
Allora, gente, ne vedremo delle belle.

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Eluana è in coma persistente da anni e anni. Non è morta; è malata. (Avvenire, 18 ottobre 2007)
Benedetto XVI pone in chiaro come la legge naturale sia l’unica condizione di possibilità per un dialogo onesto, pacificante e credibile tra tutti gli uomini. (Avvenire, 6 ottobre 2007)
La pretesa di sopprimere una vita biologica nel nome della difesa delle dignità della vita biografica andrebbe chiamata con il proprio nome: è, né più ne meno, che una pretesa eutanasica. (Avvenire, 15 settembre 2007)
Nell’immagine della Madonna si riassumono infatti quei valori che danno sostegno e rendono in definitiva possibile la nostra stessa vita. (Avvenire, 1° agosto 2007)
Attraverso un testamento biologico non si possono avallare surrettiziamente richieste di eutanasia. (Avvenire, 31 luglio 2007)
Viviamo davvero in tempi tristi, se la lotta per il diritto alla vita giunge a dissociarsi dalla lotta contro la pena di morte e attivare una serie di equivoci così preoccupanti. (Avvenire, 11 aprile 2007)
Riflettiamo sui diritti e capiremo che non è lecito confonderli con le pretese soggettive e arbitrarie dei singoli; riflettiamo sulla sessualità e arriveremo a concludete che esiste una sola grande dicotomia, quella maschio/femmina, che è semplicemente illusorio negare. (Avvenire, 4 marzo 2007)
Ogni norma positiva che, per assecondare desideri e interessi privati, anziché il bene umano, vada contro la legge naturale, è intrinsecamente ingiusta e attiva ulteriori ingiustizie, perché è norma che ferisce la verità dell’uomo, e nello stesso tempo sovverte la verità di Dio. (Avvenire, 13 febbraio 2007)
I Pacs attivano nell’immaginario collettivo l’idea che la convivenza affettiva sia essenzialmente autoreferenziale, che cioè i conviventi debbano trovare in una serie di interessi reciproci garantiti dalla legge la ragione ultima della loro unione. (Avvenire, 8 febbraio 2007)
A Welby, come ad ogni essere umano, bisogna invece fare auguri di vita: perché questa e solo questa è la cifra reale e riassuntiva della nostra comune esperienza. (Avvenire, 21 dicembre 2006)
Una legge sull’eutanasia è infatti la peggiore soluzione che si possa ipotizzare per dare risposta a un problema reale. (Il Foglio, 6 dicembre 2006)
Gli scienziati dunque si tranquillizzino e rinuncino a sterili dietrologie: chi vuole mostrare i limiti della scienza non è nemico né della democrazia, né a maggior ragione della scienza: è piuttosto chi con Pascal (un altro che di scienza se ne intendeva!) è convinto che solo chi ama la verità è in grado di conoscerla. (Avvenire, 31 ottobre 2006)
Non si può, in buona sostanza, non valutare se non come parassitaria e quindi indebita l’intenzione di coloro che pretendono un riconoscimento pubblico della loro convivenz per ottenere diritti senza doveri. (L’Osservatore Romano, 14 gennaio 2006)

7 Responses to “Premio giornalistico "Un uomo, un perché". Capitolo 8): Francesco D’Agostino”

  1. Marcoz said

    Buona la prima. Le altre non serve neppure leggerle.

  2. Weissbach said

    Ah; adesso che vedo la foto, capisco.

  3. Weissbach said

    “Eluana è in coma persistente da anni e anni. Non è morta; è malata.”

    Del resto, si vedano Mc 5,35 e ss.

    Talità kum! Bei tempi, quelli.
    Adesso la taumaturgia funziona un po’ meno.

  4. matteo said

    Scegliere è veramente un impresa titanica. Per ora propendo per la prima, ma mi riservo di pensarci ancora un po’.

  5. raser said

    ho raggiunto il climax di incazzatura alla quarta e nnon sono più riuscito a procedere, per cui mi astengo per proteggere la mia salute e quindi la mia vita (si sa mai che d’agostino mi denunci per essermi fatto del male senza il permesso divino)

  6. irene (la spostata) said

    Sempre peggio. Sono tutte terrificanti, ma ho votato per la totalizzante:
    “Riflettiamo sui diritti e capiremo che non è lecito confonderli con le pretese soggettive e arbitrarie dei singoli; riflettiamo sulla sessualità e arriveremo a concludete che esiste una sola grande dicotomia, quella maschio/femmina, che è semplicemente illusorio negare.”

  7. Finazio said

    Un altro alfiere del libero pensiero.

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