Passepartout

November 8, 2007

Eugenia Roccella su Avvenire:

L’Italia, però, ­è un Paese anomalo. Ci sono i cattolici, c’è una parte di laici che si rifiuta di aderire alle banalizzazioni del dogmatismo scientista, c’è stata una vittoria significativa al referendum sulla legge 40.

Niente di straordinario, direte voi: si tratta semplicemente dell’ennesima ripetizione di affermazioni già lette e sentite in centinaia di occasioni.
Sta di fatto, però, che l’articolo della Roccella, nella circostanza, non ha per oggetto la fecondazione assistita, la ricerca sulle cellule staminali embrionali, la libertà di ricerca scientifica, ma la prossima registrazione in Italia del Mifepristone, meglio conosciuto come pillola RU486: rispetto alla quale, evidentemente, l’ineffabile editorialista ritiene che la vittoria degli astensionisti nel referendum sull’abrogazione della legge 40 possa essere in qualche modo significativa.
La sensazione è che il fronte clericale stia mettendo in campo una nuova strategia, consistente nell’utilizzare il risultato del referendum sulla legge 40 come un passapartout, buono per scardinare le argomentazioni degli avversari in occasione di ogni dibattito legato in qualche modo al tema della laicità: finiranno per affermare (ed in parte, a ben guardare, lo stanno già facendo) che non si possa discutere di testamento biologico, eutanasia, unioni civili, aborto, pillola del giorno dopo, ed invocheranno come insuperabile argomentazione la circostanza che i cittadini italiani abbiano preferito astenersi dal voto in quella consultazione; anche se essa, evidentemente, riguardava un argomento completamente diverso.
Chi mi conosce sa come la penso: abbiamo perduto la battaglia di quel referendum a causa dei nostri limiti, più che per i meriti dei nostri avversari e per l’evidente illegalità di alcuni strumenti che fu loro consentito di impiegare.
Acqua passata, si è detto. E che acqua passata sia.
Tuttavia, lasciare che quel risultato venga impudentemente sbandierato ad ogni pie’ sospinto, anche laddove non vi sarebbe alcun appiglio logico per invocarne il peso, significa perseverare nell’errore e protrarre quella sconfitta a tempo indeterminato.
Significa stare a guardare mentre gli altri, senza nemmeno ringraziare, prendono.
E portano a casa.

5 Responses to “Passepartout”

  1. 1ps said

    “l’obiezione di coscienza del medico si esprime nell’ambito e nei limiti della legge vigente e non lo esime dagli obblighi e dai doveri inerenti alla relazione di cura nei confronti della donna”.

    L’eliminazione della parola “certificazioni” (preparatorie all’interruzione di gravidanza) dal codice di deontologia medica è avvenuta proprio in forza di una presunta rappresentatività della quota astensionista.

    In che schifo di paese ci si trova, Ale.

  2. Dyo said

    Io ho votato, quel giorno, ma a casa mia sono stata l’unica: per disinformazione altrui, mica per altro, mica perchè si conoscevano davvero i punti in discussione.
    A volte penso che, data la penosa situazione politica generale che ci contraddistingue, dovrei andare a voltare solo ai referendum.

  3. Dyo said

    Votare: voltando le spalle a quello che non mi va giù.

  4. sam said

    Mezzo OT
    Senti Ale, io credo una cosa. Se si vuole veramente sfondare la chiesa ritengo che non ci si debba confrontare, né scontrare con un’istituzione millenaria che griderebbe subito “all’attacco subito” da crudeli lobby (gay-massoniche-ebraico-radicalchic). E avendo, inoltre, poca stima per il popolo – che è bue (non a caso FI è il partito che raccoglie più voti) ritengo che più della dialettica potrebbe fare il… PETTEGOLEZZO.
    Credo che si debba tentare quella strada. Bisbigliare le VERITA’ a mezza voce in panetteria e dal parrucchiere, altro che manifestare.
    Sussurrare…
    Vedi poi come l’incendio divampa da solo…

  5. capemaster said

    Credo che abbiamo perso perchè siamo effettivamente 4 gatti.
    L’Italia è il paese di padre pio, bisogna ricordarlo sempre prima di contarsi.

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