Rifondazione Khomeinista

September 12, 2007

Fausto Bertinotti sull’onda del Vaffanculo Day:

«È sacrosanta la proposta di Grasso di mettere fuori dalle liste gli inquisiti di mafia».

Ora, a meno che io non sbagli, un inquisito è semplicemente qualcuno su cui un magistrato ha deciso di indagare; non si parla, quindi, di escludere dall’elettorato passivo chi è stato condannato in via definitiva, né chi è stato rinviato a giudizio (ipotesi, queste, già di per sé quantomeno discutibili, almeno a mio parere): secondo Bertinotti un semplice avviso di garanzia dovrebbe essere sufficiente per escludere un cittadino dalle liste elettorali.
Mentre rifletto sul fatto che secondo questo criterio Enzo Tortora non avrebbe potuto essere candidato, vi incollo qualche passaggio di un illuminante articolo tratto dal sito Peacereporter:

Le tappe del percorso evolutivo delle elezioni iraniane
Alle prime elezioni presidenziali, ben 134 persone si proposero come candidati. La loro idoneità doveva però essere confermata dalla guida suprema della rivoluzione e fondatore della Repubblica Islamica, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini.
(…)
Le seconde elezioni si sono tenute il 24 luglio del 1981. In quell’occasione gli aspiranti candidati erano 71. Di questi, solo 4 vennero giudicati idonei.
(…)
La terza elezione, nell’ottobre del 1981 ha visto la vittoria dell’Ayatollah Ali Khamenei, l’attuale guida suprema della Repubblica Islamica iraniana. In quell’occasione a richiedere di entrare nelle liste elettorali furono 44, ma solo 5 vennero considerati idonei.
(…)
Alle elezioni successive, il 16 agosto del 1985, i candidati rimasti in lizza erano solo tre.
(…)
Alla quinta elezione presidenziale gli aspiranti candidati erano 79, ma il Consiglio dei Guardiani (Majlis-e Negahban) ne ritenne idonei solo due.
(…)
Alla sesta elezione, gli aspiranti presidenti erano 128, ma ancora una volta, solo 4 furono approvati dal Consiglio dei Guardiani.
(…)
L’ottava tornata elettorale vide riproposi lo stesso scenario delle due precedenti: Khatami vinse le elezioni e conquistò un altro mandato quadriennale. In quell’occasione, solo 10 delle 814 candidature vennero approvate dal Consiglio dei Guardiani.

Giudicate un po’ voi.

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7 Responses to “Rifondazione Khomeinista”

  1. poldone said

    se consideriamo che erano tutti candidati iraniani, ne sono gia’ stati accettati parecchi.

  2. samuelesiani said

    la vecchia sinistra garantista?

  3. emilio said

    L’analogia con l’Iran non regge perché Grasso (e di riflesso Bertinotti) affida la scelta all’autonomia dei partiti e non già ope legis, come invece accade in quella repubblica islamica.

    Comunque – guarda un pò la vita com’è beffarda – constato che almeno per una volta convergi con la posizione unanime dell’UDC, che, appunto, si schierò contro la proposta di Grasso come un sol uomo, in occasione delle ultime elezioni rgionali siciliane, evidentemente per tutelare, come allora evidenziò scherzosamente Peppino Di Lello, la propria “sezione staccata aperta all’Ucciardone”.

  4. Augusto said

    Una o due considerazioni

    – Nello stesso momento che Bertinotti suggeriva la esclusione dai partiti degli indagati, spezzava una lancia per gli ex terroristi, ormai ampiamente passati in giudicato, che, poverini, solo lottarono (in modo errato) contro l’oppressione ed oggi sono “ravveduti”.
    Con buona pace per i morti ammazzati.
    – Qualunque esclusione di un tale che non sia stato definitivamente giudicato é errata per definizione.
    – Un datore di lavoro é libero di assumere chi crede; sempre che non sia stato definitivamente giudicato ed escluso da quel lavoro per legge.
    – Ricordo moltissimo tempo addietro, nelle liste elettorali del PR al primo posto c’era un generale (o ammiraglio? era Angioni? non ricordo) a fondo lista c’era Cicciolina.
    Dopo la elezione di Cicciolina, alle proteste levatesi da più parti, il vecchio bacucco (che allora non era ancora rincoglionito) rispose: “gli italiani hanno scelto”.

    Dice:” benissimo, ma dove vuoi andare a parare?”

    Ecco:
    supponendo che l’elettore (datore di lavoro, tanto per seguire il Grillo) decida di eleggere un tale che È INDAGATO (non giudicato, badate bene) per STRAGE, cavolacci suoi; ne ha il diritto.

    Ristabilita la elezione nominale, ridimensionata l’ingerenza partitica (come credo gli italiani abbiano chiesto a mezzo refrendum verso il 93), chiunque elegge chi vuole; e poi se lo tiene.

    Con buona pagce di Bertinotti Grillo e compagni.

  5. andrea said

    Ehm, ma è lo stesso Fausto Bertinotti il cui partito a suo tempo contribuì compatto a far cadere l’emendamento Napoli-Licandro, quello che avrebbe dovuto bloccare agli inquisiti per mafia l’accesso alla Commissione parlamentare antimafia?

  6. Metilparaben said

    @poldone-> da noi non manca molto.

    @samuelesiani-> mah

    @emilio-> a me sembrava che Bertinotti, come Grillo, parlasse di un progetto di legge.

    @augusto-> con buona pace loro.

    @andrea-> mi punge vaghezza di sì.

  7. emilio said

    T’assicuro, ho assistito alla trasmissione in cui Bertinotti ha formulato l’affermazione. E poi la controprova è offerta proprio dal contenuto della proposta di Grasso, che, appunto, si rimetteva alla volontà dei partiti. Insomma, stando così le cose, mi pare che il post non abbia più ragione d’essere.

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