Sperpero clericale

June 26, 2007

Dall’agenzia di notizie cattolica Zenit:

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 24 giugno 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI trascorrerà quest’estate le vacanze nella località di Lorenzago di Cadore, in Veneto, nelle Dolomiti, dal 9 al 27 luglio, secondo quanto ha confermato questo sabato la Sala Stampa della Santa Sede.

Il Papa, insomma, se ne va in montagna: niente di male, direte voi, tutti facciamo le vacanze, e a molti capita di passarle all’estero. Perché Benedetto XVI non dovrebbe?
Senonché, un amico mi segnala che in rete è reperibile e scaricabile l’allegato A della Dgr 1205 della Giunta Regionale del Veneto, datata 24 aprile 2007, dal quale risulta che il soggiorno di Ratzinger costerà alla Regione la sciocchezza di 345mila euro: se volete potete anche voi scaricare il documento qua.
A questo punto, coscienziosamente, mi corre l’obbligo di segnalare la circostanza al gruppetto di (omofobi? non sia mai) giovani di Alleanza Nazionale che appena ieri hanno manifestato davanti a un teatro di Trieste (regione diversa, ma limitrofa, se non erro), nel quale Vladimir Luxuria stava effettuando le prove di uno spettacolo: i militanti si dichiaravano indignati perché il deputato, oltre al compenso di parlamentare, avrebbe percepito un cachet dalla Provincia per la sua performance teatrale.
Poiché non più tardi di stamattina autorevoli commentatori hanno sostenuto che fosse l’attenzione verso lo sperpero di denaro pubblico, e non l’intolleranza (e quando mai?), a ispirare il vivace dissenso di quei giovani manifestanti, mi aspetto che costoro si incatenino quanto prima davanti alla sede della Regione Veneto.
Salvare 350mila euro dei contribuenti dallo sperpero varrà bene un minimo sconfinamento regionale, o sbaglio?

16 Responses to “Sperpero clericale”

  1. John Christian Falkenberg said

    Assolutamente d’accordo. Se prprio andava sperperato qualcosa, un po’ di buon senso e si potevano alloggiare insieme: in fondo, si tratta sempre di uomini di una certa età che girano in sottana

  2. ILLAICISTA said

    Che dire?
    Sono d’accordo..meglio andare a nanna, va.

  3. Alessandro Capriccioli said

    @jcf-> 😀

    @illaicista-> già…

  4. bleek said

    Non ci posso credere…quando nell’aria c’è tanfo di stranzata… scava scava dietro ne trovi sempre un paio.
    Oggi è Belpietro…domani l’altro…
    😉

  5. darkzero said

    Ale, credo che le catene le abbiano portate ad oliare in previsione di una eventuale, pacifica manifestazione di protesta contro gli sperperi di denaro pubblico perpetrati dalle potenti lobby omosessuali; temo dunque che non potranno incatenarsi davanti alla sede della Regione Veneto nel breve periodo.

  6. alebino said

    che schifezza! Perchè io quando vado in ferie devo sborsare soldi a palate? Perchè spesso devo rinunciare per fare “economia”?
    Tutto ciò è tristemente ridicolo! Ma che sborsi i soldi dell’8×1000 e se le paghi le sue vacanze dolomitiche! 😦

  7. Anonymous said

    A CAPRICCIO’ HAI DIMENTICATO DI METTERE ALLA FINE LA FRASE CHE TI ERI RIPROMESSO: FATTE NA POMPA

  8. Pippo said

    Posto che il Papa è in effetti il Capo di uno stato estero, costa di più alla regione Veneta il suo soggiorno in Cadore o a noi la visita di un Busch o perchè no di un Castro ?
    E supponendo che la regione speculi su una ricaduta turistica ?
    Non serebbe meglio spostare l’attenzione ad esempio sul milione e mezzo abbondante di statali superflui o sui 30’000 forestali siciliani senza foreste (sta andando in fumo quel poco che ne rimane) et similia pagati da noi ?

  9. Anonymous said

    @anonimo:
    Wow, che profondità di pensiero.

    @pippo:
    Credo che l’accento volesse andare più sulla solita contraddizione e falsità che proviene da certi ambienti, piuttosto che sullo sperpero di denaro pubblico che comunque c’è ed è ingente (come c’è anche in tanti altri settori, chi lo nega?)

  10. darkzero said

    L’anonimo sopra (10:32)sono io… Troppa fretta nel premere submit… troppa davvero.

  11. Marino said

    WOW… che abbronzatura gli verrà al Ratzi?

  12. astime said

    Fortunatamente, un mio amico, che andrà da quelle parti in vacanza, ci andrà in un periodo diverso. Diversamente potrebbe farsi venire uno sbocco di bile. Spero per lui con costi più contenuti :))
    ciao v.

  13. Grendel said

    Posto che il Papa è in effetti il capo della chiesa cattolica che con l’otto per mille percepisce quasi un miliardo di euro l’anno dai cittadini italiani, costa di più alla regione veneta il mancato incasso per l’ICI, le vacanze pagate, o l’otto per mille dei suoi cittadini? O magari bisogna sommare?
    Bush non è destinatario di otto per mille, e le basi USA in Italia pagano. Tanto.

    Scusate, dimenticavo…
    I soldi dell’opm servono alla chiesa: per pagare i risarcimenti alle vittime della pedofilia negli USA.

  14. Finazio said

    Tu fuole nekare tiritto a pofero fecchio di fare vakanzina con ti lui patre georg? Tu moralmente tisortinato!

  15. Sebastian said

    Sulla questione Chiesa-Ici, vi posto una lettera apparsa qualche tempo fa su Repubblica e che forse sfata qualche luogo comune.

    ************

    La lettera / Perché la Chiesa non paga l’Ici

    • da La Repubblica del 28 giugno 2007, pag. 23

    di Giuseppe Dalla Torre

    Caro direttore, torna il dibattito sull’esenzione dall’Ici riconosciuta ad alcuni immobili utilizzati dagli enti non commerciali per attività di particolare rilevanza sociale, ma non sem-pre brilla per obbiettività e chiarezza.

    Sembra pertanto importante precisare, innanzitutto, che l’esenzione non riguarda solo la Chiesa cattolica, ma tutti gli enti non commerciali (pubblici o privati, laici o religiosi, cattolici o di altre Chiese) che svolgono determinate attività. Essa tocca quindi immobili dello Stato e degli altri enti pubblici, delle associazioni, delle fondazioni, delle organizzazioni di volontariato, delle ong, delle onlus e, in generale, di tutti gli enti non profit.

    E’ poi da rilevare che l’esenzione spetta non a tutti gli immobili della Chiesa cattolica, ma solo a quelli nei quali viene svolta, in maniera esclusiva, una o più delle seguenti attività: assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive. Quindi non sono esenti i negozi, gli hotel (anche quelli con… chiesa annessa) e gli immobili della Chiesa dati in affitto.

    Non si deve poi confondere tra esenzione ICI ed altre imposte.
    Gli enti non commerciali, compresi quelli della Chiesa cattolica (parrocchie, istituti religiosi, seminari…), che svolgono attività fiscalmente qualificate commerciali, sono infatti tenuti al rispetto dei comuni adempimenti tributari.

    Quanto alla presunta riduzione del gettito fiscale, conseguente alla scelta, compiuta dal Parlamento nel 2005 con il D. L. 30 settembre 2005, n. 203, di ribadire questa esenzione introdotta sin dal 1992, si deve dire che tale provvedimento non poteva né può causare alcun danno alle casse comunali, in quanto fino al 1992 gli enti non commerciali non versavano l’Ici per gli immobili, né, in genere, i Comuni avevano avanzato richieste in tal senso. Più in generale, si ha l’impressione che le cifre circa il presunto vantaggio che i Comuni trarrebbero in caso di cancellazione dell’esenzione siano costruite a effetto, senza riscontri seriamente documentati.

    In realtà, chi affronta la questioni senza pregiudizi deve riconoscere che l’esenzione non è una agevolazione ingiusta, giacché mira a facilitare l’offerta di servizi di carattere sociale di cui la società italiana ha un forte bisogno: si pensi alle scuole materne nei piccoli centri, alle case di riposo, alle strutture di accoglienza per studenti e lavoratori fuori sede, alle mense per gli indigenti. È del tutto evidente che, favorendo l’esercizio di tali attività, l’esenzione garantisce agli utenti la disponibilità di servizi socialmente utili a costi minori: da ciò, a conti fatti, deriva ai Comuni un vantaggio che compensa e spesso supera la riduzione dei potenziali introiti fiscali.

    In ogni caso, gli enti della Chiesa cattolica, come pure gli alti enti non commerciali, non potrebbero lucrare sull’esenzione: a tali enti, infatti, la legge vieta la distribuzione in qualsiasi forma di utili o avanzi di gestione. Ne conse-ue che ogni risparmio di spesa va a beneficio degli utenti.

    Quanto poi all’ipotetica violazione del principio di concorrenza, per cui le agevolazioni per gli enti non commerciali danneggerebbero le società che svolgono le medesime attività pagando l’Ici, si dimentica al riguardo che il mercato di questi servizi registra una scarsissima presenza di imprenditori che operano a scopo di lucro e, contemporaneamente, un forte disimpegno degli enti pubblici. Può davvero configurarsi come un illegittimo aiuto di Stato il sostegno dato agli enti non profit che a prezzi calmierati, spesso operando in regime di convenzione con i Comuni stessi, garantiscono alla collettività quei servizi sociali di cui vi è grande bisogno? Chi sarebbe disposto oggi a farsi carico dei bisogni delle fasce più deboli della società, nel caso in cui l’eliminazione delle agevolazioni a favore del non profit costringa tali enti a ridurre sensibilmente le loro prestazioni? Stato e ed enti pubblici, Comuni compresi, dovrebbero sopportare costi ben superiori all’asserito guadagno derivante dal taglio delle agevolazioni.

    Nella vicenda, dunque, non è in gioco né la laicità dello Stato né il principio di eguaglianza senza privilegi. E’ invece in gioco quel principio di sussidiarietà in senso orizzontale, che si è voluto scrivere a chiare lettere nella riforma del titolo V della Co-stituzione.

    NOTE
    L’autore è ordinario di diritto ecclesiastico

  16. Anonymous said

    Solo una persona misera e becera può accostare il Papa con un personaggio come luxuria che è una delle vergogne del parlamento italiano(le minuscole sono volute).Inoltre i soldi spesi per il soggiorno del Papa ritorneranno, in termini di promozione pubblicitaria, almeno decuplicati.

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