Appropriazione assistita

May 24, 2007

Marina Corradi su Avvenire:

«Noi siamo liberi; ma in realtà, tra le barriere dei tempi del lavoro, del costo della vita, dei servizi mancanti, siamo liberi soprattutto di scegliere di “non” avere più di un figlio».

Che ne dice, Marina, ci vogliamo mettere anche la presenza di una legge illiberale e confessionale, tra quelle barriere? Così, tanto per essere esaustivi.

«Nella piazza del 12 maggio, davanti a un milione di persone, Eugenia Roccella ha insistito sul grave divario italiano fra la maternità e la sua realizzazione. Su quei due figli che diventano uno. L’essere madri è una questione di libertà, si è detto da quel palco, e il milione in piazza ha applaudito».

Strano, però: quando lo dicevamo noi, che essere madri è una questione di libertà, ci ridevate dietro. Oppure sono io che ricordo male?

«I figli in più, che in certi Paesi sono un reato, da noi vengono guardati come un lusso, un privilegio per benestanti».

Questo è vero: ma è ancora più vero da quando, per colpa vostra, le persone con problemi di fertilità possono sperare di avere un figlio solo se dispongono di risorse sufficienti per recarsi all’estero.

Non c’è altro da aggiungere, a onor del vero, se si eccettua una considerazione dal retrogusto piuttosto amaro: dopo averci imposto il loro punto di vista, costringendoci tutti ad adottarlo per legge, adesso si appropriano perfino delle nostre argomentazioni, spiegazzandole senza pudore per cercare di renderle funzionali ai loro scopi: manca poco che ci prendano fisicamente, uno per uno, e ci impongano di presentarci in televisione a giurare e spergiurare che hanno ragione loro.
A quel punto, quando l’opera sarà completata, forse ci lasceranno in pace.

6 Responses to “Appropriazione assistita”

  1. inyqua said

    Non ci sperare (che ci lascino in pace…)

  2. Leilani said

    Io sono ogni giorno più disgustata…

  3. Anonymous said

    ieri sera su rai3 ho potuto assistere a qualche stralcio della retorica antisemita del periodo fascista.

    robe del tipo: “pericolosa lobby ebraica che influenza la politica”, “noi non siamo razzisti, ma dobbiamo discriminare per il bene del paese”, ecc…

    la popolazione che se ne stava zitta e buona, si dispiaceva per il collega o il vicino che magari si suicidava, ma nessuna visibile reazione.

    la chiesa, che si lamentava principalmente del fatto che gli ebrei convertiti al cattolicesimo non potevano sposarsi con dei cattolici perche la discriminazione non era religiosa.

    le somiglianze con l’attuale retorica omofoba dovrebbero mettere i brividi.

  4. 1ps said

    buon viso a cattivo gioco?

  5. Petite Julie said

    Ehm..Ehm…
    Fortuna che mi sono fatta scappare
    il post precedente..

  6. Alessandro Capriccioli said

    @1ps-> mettiamola così.

    @petite julie-> 😉

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