Disparità bigotte

April 17, 2007

15 aprile 2007.
A Taranto una ragazza di tredici anni si suicida dopo essere stata vittima di violenza sessuale: nei giorni successivi i commentatori, all’unisono, individuano la causa scatenante di tanta disperazione nella pedofilia, rilevando che si tratta di una piaga sociale che va estirpata con fermezza e determinazione.

Mentre unisco volentieri la mia voce al coro di chi reputa la violenza sessuale (a maggior ragione se perpetrata ai danni dei minori) un reato odioso da perseguire con incessante determinazione, non posso fare a meno di ricordare quanto letto sui quotidiani poco più una settimana prima.

4 aprile 2007.
A Torino un ragazzo di sedici anni si uccide, e dalle testimonianze raccolte si accerta che i compagni di scuola lo tormentavano per la sua omosessualità: nei giorni successivi, se si eccettua qualche voce che denuncia l’omofobia strisciante di cui la nostra società è ancora pervasa, è tutto un fiorire di dichiarazioni secondo le quali il ragazzo era fragile di suo, e presumibilmente, prima o poi, si sarebbe suicidato comunque.

Riflettendo, un confronto tra i due casi, e soprattutto tra le reazioni che ad essi sono seguite, mi sembra ineludibile.

Come mai, mi domando, il caso della bimba suicida ha registrato da ogni parte un consonante sdegno, mentre la stessa unanime indignazione non si è levata per condannare l’incivile atteggiamento tenuto nei confronti di un ragazzo omosessuale?

Perché a proposito della ragazza di Taranto vengono stigmatizzati i pessimi esempi e le insidie provenienti dalla televisione e da internet, mentre non si accetta che in relazione al ragazzo di Torino si critichi la cultura omofobica quotidianamente alimentata dagli ambienti più disparati, primo fra tutti quello clericale?

Ci sono, evidentemente, tormenti di serie A e tormenti di serie B, disagi per cui vale la pena di preoccuparsi e disagi che possono essere allegramente ignorati; a me, onestamente, pare questo il segno di una nazione piccola e bigotta, nella quale nessuno si sognerebbe di fare una battuta su un bambino stuprato, ma in cui a tutti è concesso, di tanto in tanto, lasciarsi sfuggire una barzelletta sui froci.

11 Responses to “Disparità bigotte”

  1. Marino said

    (non scherzo) leggendo il pezzo con “Il suonatore Jones” in sottofondo, mi sono quasi commosso… una sana commozione arrabbiata. Grazie.

  2. galatea said

    Hai ragione.

  3. Dyotana said

    Disagi di serie A e di serie B: che schifo, eh?

  4. Petite Julie said

    Non riesco a commentare stavolta

  5. Surfer Rosa said

    Mmm, concordo pienamente con te.
    Mi pare pure doloroso commentare simili crudeltà gratuite e intollerabili comportamenti di una società più che anacronistica su qualsiasi tematica sessuale.

    Però sulla riga finale non posso trattenermi.
    Ora grazie a te e alla staffilata conclusiva tutto il clero è stato messo sotto scorta 😉
    Sai com’è, ultimamente si sono fatti più sensibili…

    Baci

  6. Anonymous said

    Non ci sono commenti solo profondo rispetto per le vittime di questi reati.E’ aberrante che accadano e che non si faccia nulla affinchè non ve ne siano altri.
    Parlarne in questi Blog può aiutare a capire e lanciare un messaggio di aiuto a chi ne ha bisono.

  7. Alessandro Capriccioli said

    @marino-> poteva andare peggio: in sottofondo poteva esserci “amico fragile”…

    @galatea-> purtroppo, sì.

    @dyotana-> non c’è male.

    @petite julie-> c’è poco da commentare, qua…

    @surfer rosa-> temo che lo siano sempre stati.

  8. giulia said

    Mi dispiace, ma stavolta non sono d’accordo con te. Non mi piace neanche l’idea del confronto che hai proposto. Non ho riportato, seguendo la cronaca, la sensazione dell’indifferenza o peggio rispetto al suicidio del ragazzo di Torino. Non ho riportato l’idea della “serie A e la serie B”. Ti dirò di più, della ragazza di Taranto non avevo neanche sentito parlare. Personalmente ho avuto la “sventura” di vivere da vicino il suicidio di una giovane ventenne e lo sdegno lo provo laddove si strumentalizza la morte e la si banalizza. Non mi piace la “presunzione” di trovare i nessi, le spiegazioni e le cause di questi gesti estremi. Certo, bisogna interrogarsi, guardarsi meglio, tentare di capire e lì mi fermerei.L’atteggiamento di omofobia dell’ultimo periodo mi ferisce molto più di quanto non voglia raccontarti qui, ma rigetto anche solo la possibilità che tale atteggiamento assurga a “cultura omofobica” perché ci sarebbe una contraddizione in termini. La cultura per sua stessa natura non può essere omofobica, secondo me. Un abbraccio Alessandro.

  9. Alessandro Capriccioli said

    Dopo la triste vicenda abbiamo detto in molti che le recenti dichiarazioni di eminenti esponenti vaticani non contribuiscono certo a creare un clima accogliente per gli omosessuali.
    Credo che l’omofobia delle affermazioni del papa, di vari cardinali e di molti esponenti del mondo politico cattolico sia evidente, così come -a me pare- è evidente, anche in occasione di questa vicenda, la smania di negare che la chiesa abbia una qualche responsabilità in ordine al clima generale del paese. Per operare tale negazione era necessario affermare che il giovane si sarebbe ucciso comunque (omosessualità o no) perché era lui ad essere fragile: cosa che -sempre secondo me- è stata puntualmente (e cinicamente) fatta.
    Un bacio.
    Alessandro.

  10. giulia said

    Può essere, per converso io ho avuto l’impressione che anche da “parte omosessuale”, almeno da una certa parte ci sia stata una certa “spettacolarizzazione” del fatto e questo non mi é piaciuto affatto.

    P.S. Non mi piace neanche parlare di “parte omosessuale”, non mi piace affatto …

  11. Alessandro Capriccioli said

    Non avevo dubbi che non ti piacesse. 😉

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