Maschilismo educativo

April 6, 2007

E’ una dipendenza, ma ne rendo conto, quella che mi spinge continuamente a ficcare il naso dove non dovrei: nel caso di specie, stamattina ho qualche minuto libero e torno sul sito Cultura Cattolica (che mi ha già regalato, per la verità, tante emozioni), trovando tra gli articoli più recenti l’ennesima perla.

In Gran Bretagna è diventato di gran moda. Lo chiamano «Cad», arrogante e irresistibile mascalzone alla Clark Gable. Offre i suoi servizi di gentleman a ladies molto ricche e un po’ annoiate, tutto per 750 euro a serata. E il gioco pare funzioni. Come? Un sospiro e poi un dubbio. Questo è il gioco che piace: un uomo che scappa, un amore che sfugge. Il desiderabile a portata di mano, si compra il sogno, il desiderio non sempre però viene appagato. Quel che resta è l’essenza dell’amore: una magnifica sensazione agrodolce. Il gioco è tutto qui…

Questa è la notizia; niente di nuovo, penso, mentre mi accingo a leggere il resto preparandomi al solito pistolotto moralista sul sesso a pagamento e sul peccato mortale: ma la vita, si sa, riserva sempre qualche sorpresa.

Abbiamo cercato per anni l’uomo dolce, attento, che sapesse rifare il letto e lavare i piatti, cambiare i pannolini ai bambini e fare la spesa, abbiamo rincorso una parità dei sessi che, anziché rispettare le diversità dei sessi, ci rendesse fotocopie dei tanto odiati maschi e ora? Ora si scopre che le donne ricche ed annoiate, giocano all’uomo che morde e fugge, a quello che promette e non mantiene, insomma, pagano per fari spezzare il cuore.

Prendo fiato: possibile che questo voglia andare a parare dove immagino? Voi mi direte che c’è sempre da aspettarsi di tutto, ma insomma, via, un minimo di ritegno l’avranno pure. O no?

Diciamolo, non che ci sia nostalgia dell’uomo padrone, questo no, ma di un uomo “vero”, diverso da noi, che sappia sostenere le nostre fatiche, consolare le nostre lacrime, avere una visione della vita “maschile” che, affermi nel modo di vedere la vita, la differenza tra i sessi… Nella società dove si è convinti che tutto si possa comperare, c’è chi è disposto a pagare per un uomo che almeno finga, che reciti il ruolo del maschio, forte, virile, poche smancerie. Nella realtà? Si deve tornare ad educare. Educare alla differenza, al rispetto e alla valorizzazione delle differenze, tra maschi e femmine. Ancora una volta, è questione di educazione.

Su questo concordo, è proprio questione di educazione; non sapevo, tuttavia, che il mio ruolo di maschio “forte” e “virile” consistesse nel sedurre tutte le femmine che mi capitano a tiro e poi svanire nel nulla; così come ignoravo che un atteggiamento del genere potesse contribuire ad affermare in modo costruttivo la “differenza tra i sessi”, e che esso fosse così utile a sostenere le fatiche della mia donna e a consolarne le lacrime.

Che razza di maleducato, sono.

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